Tra la fine degli anni ’60 e l’inizio degli anni ’70, una leggendaria pista chiamata Indian Dunes, fu costruita a un passo da Hollywood. In fondo alla strada della pista c’era una casa dove i fanatici di motocross potevano radunarsi dopo aver fatto le gare per raccontarsi le loro battaglie in pista. Kenny Alexander era solo un ragazzo e quella era la casa di suo nonno. Indian Dunes, questa casa, e il continuo passaggio degli amanti delle moto riuniti in quel luogo, ispirarono e nutrirono il sogno che poi divenne Fasthouse. Non solo è un brand, è uno stile di vita realizzato attraverso l’intangibile connessione tra generazioni di appassionati di moto. La maggior parte di noi ci è nata dentro ma c’è stato qualche fortunato che ha trovato questa passione lungo la strada. Vi potrete forse chiedere cosa sia Fasthouse. Non è una domanda semplice a cui rispondere. È un luogo con uno scopo, il rispetto per il passato ed un ottimistico entusiasmo per il futuro; ma più di ogni altra cosa, Fasthouse è un creatore di bei momenti. Che essi siano su due ruote, quattro ruote, tavole da surf, snowboard, skateboard o qualunque cosa sia veloce e divertente, (tutto questo) si adatta al modo di essere Fasthouse. Guardando avanti, Fasthouse vuole continuare ad onorare il passato, godendosi il presente ed infiammando nuovi sentieri per il futuro. Se voi foste mai nei dintorni, fermatevi per un saluto alla Fasthouse Family!

Tutto ebbe inizio in un garage, nel clima di pace, amore e libertà degli anni ’60 e ’70. Avevo quattro anni quando ho incontrato il mio primo amore, le “dirt bikes”.

-Kenny Alexander

Mio padre era un desert racer e un membro del Viewfinders Motorcycle Club, quindi trascorrevo praticamente ogni weekend ai Grand Prix locali o alle gare nel deserto. Avevo circa sette anni quando ebbi la mia prima minicross, una Briggs and Stratton. Fu mio zio Dave, un pilota di elicotteri del Viet Nam , a comprarla per me (mi comprò anche il mio primo numero di Playboy, ma questa è un’altra storia).

Nel 1970 le corse di minicross cominciarono davvero a prendere piede con l’introduzione della mini Yamaha Enduro 60. Questo era anche l’anno in cui mio padre, Ernie, insieme a Walt James crearono un motocross park chiamato Indian Dunes. Era il paradiso delle motocross ed era la mia seconda casa. I miei amici ed io, ragazzi come Brian Conrad, Chad McQueen, Bam & Willie Simons, Reid Rondell, Bobby Jones, Flying Mike Brown, Lance Sloane, the Tarantino Brothers, Matt & AJ Whiting, Tom Harper, the Moran Brothers, Lace King and Little Jerry Shore, stracciavamo tutti alle Dune.

Vivevo infondo a quella strada a Newhall, California, che era un terreno caldo per le gare di macchine, moto e ovviamente mini moto. In un miglio quadrato potevi trovare Dick Allen’s, Trig Engineering, Allied Cycles, e un ragazzo chiamato Red che faceva volare le nostre moto.

Lutes, FH head honcho Kenny Alexander, and Bereman.

Photos by Max Mandell and Ricky Diaz at “The Hell On Wheel” 2016

Tornando a quei giorni, non venivano fatti dei vestiti fighi o delle maglie per noi bambini, quindi mia nonna si sedeva fuori dal suo garage e ne cuciva alcuni per me. Il primo era firmato “Elrod”, così mi chiamava mio nonno. Se ne indossavi una eri un figo, alcuni avevano le stelle e le strisce, altri avevano il segno della pace o i segni zodiacali. Questi erano decisamente il simbolo del tempo – Wild & Free. Negli anni seguenti ho corso dappertutto, dalla California alla Florida e anche qualche gara in Canada.

Al primo vero World Mini Bike Grand Prix mi classificai al primo posto nella divisione 9/11. Nello stesso anno mi guadagnai il primo posto all’AMRA, l’American Mini-Bike Racing Association. Ma a quel tempo avevo 13 anni e mi ero già rotto molte ossa, a tal punto che mia mamma mi fece abbandonare le gare. Così iniziai a fare skateboard e surf e tutto sommato l’abbandono non fu poi così dannoso. Si può dire che stavo mettendo le basi per la mia nuova professione, lo stuntman.

Correre è qualcosa che ti entra nel sangue, come una dipendenza, sta con te per sempre. Nel ’98 io ed un amico stuntman, Jimmy Roberts, decidemmo di lanciare un evento chiamato ‘A Day In The Dirt’ per provare a riportare indietro l’anima di quelle gare di molto tempo prima. Fu un giorno incredibile, non solo di gare ma soprattutto di felicità nell’incontrare e competere con i vecchi amici. Il giorno finì con ‘see ya next year’. Cominciò tutto così, quasi una decina d’anni più tardi sto ancora lavorando all’evento con l’amico Troy Lee che salì a bordo come presentatore nel ’99. Negli anni ho incontrato e lavorato con alcuni ragazzi creativi che condividono la mia passione per le corse. Uno di loro fu Tim Schmidt, che lavorò con me per riportare in vita l’Elrod Racing Style e far nascere Fasthouse.

L’ispirazione è nata pensando ai nostri eroi, ai posti straordinari e alle grandi gare del passato, sapendo che tutte quelle cose sono possibili se credi in te stesso, se lavori duramente.

Fasthouse è un ritrovo in cui divertirsi e imparare qualcosa su quelle persone straordinarie e su quei luoghi che ci hanno portato ad essere qui oggi”